
Un piccolo ponte antico fatto di mattoni rossi faceva da tramite tra il piccolo paese in festa e quel bosco fatto di essenze resinose e ombre scure.
Il sole filtrava tra le chiome degli alberi e gli unici rumori erano dati dai loro passi sulla strada di ghiaia bianca. All’interno della pineta i piccoli sassi luminosi lasciavano il posto ad un sentiero di terra e di foglie.
Lui si lasciava condurre, con lo sguardo fisso sulla punte delle scarpe, attraverso quel labirinto fatto di punti sempre uguali. Solo il silenzio della natura faceva capire quanto fossero lontani dalla strada. Senza sapere dove lei volesse portarlo, lui continuava a seguirla. I discorsi erano veloci come il passo tenuto da lei. Il respiro dell'uomo era sempre più corto e non era per lo sforzo: improvvisamente starle vicino lo mandava in una sorta di apnea.
Forse aveva paura che respirando troppo profondamente avrebbe fatto svanire quel momento, esattamente come un soffio spegne la fiamma di una candela. Non voleva rischiare.
Sembrava che lei sapesse perfettamente dove voleva arrivare e avesse deciso di portarcelo per oscure vie traverse. Un improvviso sorriso le illuminò il volto e lui capì che quello era il posto prescelto: un piccolo spiazzo incorniciato da alti pini marittimi, con i tronchi abbattuti e lasciati lì che fungevano da naturale seduta. Lei si accomodò accavallando le gambe. Estrasse dalla borsa un piccolo astuccio da cui prese il necessario per preparare una sigaretta. Le dita si muovevano svelte e in pochi gesti l'involucro di tabacco fu pronto. Lui fu veloce nell’accostarle la fiamma dell’accendino. I suoi occhi si abbassarono ancora di più quando lei lo ringraziò per quel gesto.
Per lui era un momento magico: quando lei gli chiese, con spontanea gentilezza, di inginocchiarsi e di toglierle le scarpe per scaldarle i piedi con le mani, credette di non riuscire a contenere tutta quella gioia improvvisa. Si posizionò davanti a lei e non senti i rametti spezzarsi. Incredibilmente non gli diedero fastidio nemmeno gli aghi che ricoprivano il terreno e che attraverso il pantalone leggero avrebbero segnato le sue ginocchia. Eppure sentiva tutto, ma su livelli diversi. Al primo posto c’era il leggero velo di seta delle calze la forma di quel piccolo piede tra le sue mani lo incantava e il rosso laccato dello smalto incatenava il suo sguardo.
Il profumo che senti quando lei gli avvicinò il piede al volto lo fece eccitare: era un odore soffuso. Il sudore della camminata, a contatto con la pelle delle scarpe, era riconoscibile, così come lo era il profumo di crema speziato. Non poteva nascondere quello stato di eccitazione e se ne vergognò a tal punto che dalle labbra cominciò a uscirgli una sommessa litania di scuse. Lei lo guardava con la testa inclinata di lato, la sigaretta tra le labbra, come se fosse incerta su come trattare quel uomo che davanti ai suoi occhi si rendeva così piccolo e vulnerabile: facile preda della sua voglia di sangue.
Con falso sdegno si fece rimettere le calzature e mentre lui rimaneva in quella posizione accucciata, lei cominciò a immaginare quei piccoli occhi scuri velati di lacrime: pensò a quella schiena curva ricamata da lunghe striature rosse e non poté fare a meno di mettergli un piede sulla schiena. Una leggera spinta verso il basso e lui si ritrovò a pochi centimetri dall’altra scarpa. Non ci fu bisogno di ordini perentori. Lei non dovette nemmeno aumentare la pressione. Lui aveva capito. Anzi: era tutto ciò che sperava.
Cominciò a baciare la scarpa che affondava nella terra e tra le foglie. Risalì fino alla caviglia. Lo stretto contatto delle labbra con la pelle lo mandò in estasi. Fu una brusca spinta della donna a riportarlo alla realtà. Si concentrò sulle parole di lei ed eseguì velocemente quella perentoria richiesta: sfilarsi la cinta dei pantaloni e consegnargliela.
Dritto, davanti a quella figura che tanto lo attraeva e al tempo stesso lo terrorizzava, restò in attesa. Lei lo fece voltare contro una pianta e gli ordinò di posare i palmi delle mani sulla ruvida corteccia dell'albero. Il profumo intenso della resina penetrò dentro le sue narici. Era come se fosse diventato tutt' uno con quella pianta: vi avrebbe messo le radici, se solo lei glielo avesso ordinato. La udì muoversi alle sue spalle. Poi le mani guantate della donna si insinuarono sotto il maglione: fu un gesto veloce che fece ritrovare l'uomo con la schiena nuda e il viso coperto dai suoi stessi indumenti. La senti appoggiarsi a lui con la cerniera fredda della giacca di pelle. Udì la sua voce vicina, mentre le dita, come fossero una tenaglia, gli strinsero i capezzoli. Il piccolo uomo dagli occhi scuri stava sussurrando il suo intenso piacere.
Il dolore era caldo: quando lei si staccò, lui si sentì al buio. Solo. Poi il lampo.
Il primo colpo si abbatté per tutta la lunghezza della schiena dell'uomo, che fu pervaso da un dolce calore, simile a quello indotto da un liquore che riscalda le vene dopo una lunga discesa sulla neve. Era felice, mentre lei continuava a colpire con una forza che non si sarebbe ritenuta possibile per quella fragile figura di donna. Quando i colpi finirono, lui non si sentì più solo: lei gli era accanto e gli stava accarezzando i segni gonfi, il costato marchiato e le spalle livide. Mentre lo stava accarezzando, gli sussurrò dolci parole che lo riaccompagnarono alla realtà: gli promise altri dolorosi sogni da vivere insieme. Lui si sentiva perso e ritrovato all’interno di quella voce: finalmente sicuro. Non gli importava più ritrovare la strada per tornare indietro. Avrebbe continuato a perdersi felice in quel mondo in cui aveva ritrovato se stesso.
1 commento:
Bello rileggerti. :)
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