lunedì 21 settembre 2009

la villa sul lago


Il fatidico giorno è arrivato c'incontriamo a metà strada in un piccolo paese sulle rive del lago, le ultime famigliole di turisti in giro, il tempo è ancora mite per essere già autunno le fronde degli alberi cominciano a diventare dorate e le prime foglie ondeggiano verso terra.
L’appuntamento è in bar lungo la strada, ti aspetto come mio solito sono in anticipo.
Mi piace arrivare prima scelgo il posto in cui sedermi, leggermente di lato al punto in cui parcheggerai così che io ti possa vedere subito scendere dall'auto guardarti intorno e poi comparire da dietro la colonna.
Una presentazione di rito con stretta di mano un lungo sguardo il mio imbarazzo che si trasforma in azione e ti indico dove sono seduta.
Sul tavolino un caffè finito e un libro,viaggio sempre con un libro, cominciamo a chiacchierare sul viaggio sul luogo su tutto e su niente non abbiamo ancora accennato minimamente a chi siamo e a cosa siamo legati un mondo nostro.
Le gambe accavallate ogni tanto ti scivola lo sguardo è veloce ma acquisisce ogni particolare cerca di berlo e poi ritorni al viso il contatto degli occhi lo sai meglio di me quanto sia importante.
Il tempo scorre ma non importa lasciamo lì le macchine per fare una passeggiata
non mi preoccupano i tacchi che mi faranno dannare lungo il ghiaino del sentiero che costeggia il lago, le chiome dei salici ondeggiano a pelo dell'acqua, piccoli gruppi di anatre e cigni solitari solcano l'acqua silenziosi.
Il cielo è terso e si vedono le montagne, sull’opposta riva del lago si affacciano le eleganti ville con gli ingressi privati per le barche.
Ci sediamo su una panchina a guardare il paesaggio mentre ti parlo e commento l'ingresso di una di queste mi guardi con un sorriso ti scusi e mentre ti allontani vedo che fai un numero al cellulare.
La sera comincia a calare, lo spettacolo del tramonto ha lasciato il posto alle prime ombre, l'aria diventa più fredda penso già al ritorno e alla fine di quella giornata.
Tutti questi pensieri nel tempo della tua telefonata e mentre torni verso di me capisco che hai in mente qualcosa, ancora quel sorriso e poi dolcemente mi prendi sotto braccio e mi accompagni verso un porticciolo.
Ad attenderci un piccolo motoscafo, una persona ci fa strada e mentre mi aiuti a salire ancora nessuna parola mi lascio guidare mi sento bene sono sicura e tranquilla, ad un tratto come se mi leggessi nel pensiero compare un maglione e me lo metti sulle spalle.
Arriviamo in fretta a quella villa, mi sento un po’ in imbarazzo per i commenti che fino a poco prima mi erano venuti fuori su chi ha i villoni lungo il lago, ma tu non sembri pensarci e sempre in silenzio mi aiuti a scendere e conduci lungo i gradini scivolosi dell'attracco.
Il luogo è incantevole.
Le linee pulite della facciata accerchiate da un folto boschetto e da un giardino ben curato a quel punto ti volti e mi chiedi se mi piace
Il mio sguardo incantato è una risposta più che esauriente, mi sembra di essere in un altro mondo non c'è nessuno che ci disturbi anche il barcaiolo è sparito
mi spieghi che siamo soli e che in ogni momento posso chiederti di riportarmi indietro
Mi sento a mio agio e una volta all'interno della casa mi fai accomodare su un divano, la foggia barocca accentua il grado di solennità e il broccato rosso sembra fatto apposta per il mio arrivo. Versi da bere e una volta che mi sei vicino semplicemente come se fosse la cosa più naturale del mondo ti metti in ginocchio davanti a me con il vassoio in mano.
Rimango stupita, lo speravo ma non credevo che sarebbe stato tutto così naturale, è strano e te lo dico non sembri sentirmi appoggi il vassoio sul tavolino e rimani in silenzio lo sguardo basso.
Non capisco, non mi eri apparso così nelle nostre chiacchierate eppure sei lì, ti ripeto con tono più fermo che non è il caso di stare in ginocchio che possiamo
parlare
Sembri nel tuo mondo non mi piace così e come una molla che scatta ti prendo per i capelli e ti tiro su la testa
"non ci provare" ti dico
"non credere di poter condurre un cazzo, quattro moine e pensi di poter stare in ginocchio davanti a me?"
il primo schiaffo ti arriva in pieno viso
Reagisci e ti alzi.
Mi alzo anch'io, la disparità fisica è evidente ma non m'importa stai fermo mentre comincio a girarti intorno
"è così che sei abituato?... quando vuoi qualcosa la prendi facendo il dolce cagnolino?"
ti ribelli e mi chiedi cosa voglio
mi avvicino una finta calma sul volto sono dolce, sprigiono calore e un energia che scorre dalle dita a sfiorarti il viso.
Seguo il profilo, scendo sul collo accarezzo e stringo piano alla base deglutisci ma rimani fermo tranquillo.
Cominci a scioglierti allenti la tensione non sei più precostruito ti lasci andare e le labbra cercare la mia mano
Ti accarezzo di nuovo la guancia la punta delle dita sulle labbra le baci socchiudi gli occhi un sospiro, siamo partiti male ma ci stiamo riprendendo.
Abbassiamo le difese e ci annusiamo sempre più vicini le tue mani nei miei capelli
sul collo, comincia la bocca a conoscere il sapore della pelle entrambi ad assaggiarsi in morsi ora dolci ora di forza.
Piccoli baci
Siamo sempre più vicini, mi piace il tuo odore il sapore della pelle è morbida e pulita.
Mi baci la spalla e segui con la lingua le linee del tatuaggio cominci a stringermi e la forza con cui ti avvicini sale e la sento.
Non voglio lasciarti condurre così facilmente.
Veloce le mani sotto la camicia tra le unghie i capezzoli non te l'aspettavi e cominci a contorcerti, allenti la presa dai miei fianchi una mano a tirarti i capelli il tuo viso vicino l'altra continua a stringere e ad affondare le unghie.
Una stretta e torsione del capezzolo ti porta alla mia altezza, ti guardo, sfioro con le parole le tue labbra il tono fermo non è importante cosa dico è come lo senti; è da come non ti lascerò gestire il tuo essere uomo che potrò cominciare a dominarti a farti avere quell'interesse che porta al donarsi a far crescere il senso di appartenenza.
Sarà nel darti quel dolore che per me allaga le cosce è così voglio che sia.
Ti trascino sempre più in basso il viso vicino alle scarpe ti obbligo a baciarne la punta e poi ti lascio cadere a terra una piccola spinta e sei di nuovo in ginocchio
ma questa volta ti ci ho messo io.
Ora posso godere della vista del tuo corpo la schiena acquata in avanti il collo esposto con i palmi delle mani a terra guardi il pavimento.
Ti giro in torno ed è un macigno da sorreggere il mio sguardo che sai essere su di te a valutare se ne vale la pena se è giusto rischiare,giocare così al buio per la prima volta è difficile, una mossa sbagliata un ordine dato male e si può frantumare tutto facilmente.
Mi muovo cauta e altrettanto il mio passo.
Il tempo scorre, la punta delle scarpe sotto i tuoi occhi
"alzati"
Lo fai velocemente lo sguardo sempre a terra.
Ti stai comportando bene vuoi comportanti come si dovrebbe non sai nemmeno tu perché questa volta vuoi fare bella figura far vedere che le regole base ci sono
"spogliati"
Impieghi più del dovuto per recepire e mettere in atto l'ordine.
La voce più alta il tono più duro ti chiedo se non hai capito qualcosa scuoti la testa hai capito ma è così difficile,cominci lentamente con la camicia la butti di lato e prosegui con i pantaloni rimani solo con i boxer e ancora dritto davanti a me ti esponi braccia dietro la schiena.
Mi guardi in viso
Ti lascio guardarmi.
Mi avvicino e finalmente posso assaggiare ugni punto della tua schiena, seguire i muscoli valutare le gambe il sedere e già si insinua il pensiero di te legato ,il corpo sudato dallo sforzo di stare sospeso.
Anche il solo vederti così mi scalda il sangue mi riveli tra le labbra strette che c'è una stanza attrezzata.
Non poteva esserci sorpresa più bella.
Mi precedi attraverso una porta il percorso sembra breve, quando penso che siamo arrivati apri unennesima porta e da li una scala che conduce alle cantine.
Mentre scendo le scale mi sento entrare nelle vene una voglia, respiro quell'aria fredda e stantia e mi sento bene.
La stanza è una grande cantina con pareti di roccia, l'umidità è alta e dalla volta a croce cadono delle piccole goccioline di acqua, l'arredo è semplice un lungo tavolo di legno con già le cinghie di contenimento pronte una croce, diversi ganci ovunque, una poltrona e alla parete chiuse in una teca una rastrelliere di strumenti diversi
Mi s'illuminano gli occhi dalla gioia. mentre mi guardo intorno accendi le candele, il profumo della cera che si scioglie, quella luce calda che diffondono intorno a se rendono l’atmosfera perfetta, tu sei bellissimo accarezzato dalle ombre.
La pelle dorata, sfioro il petto gioco con i capezzoli leggera con la punta delle unghie piccoli ricami circolari, li lecco piano ci soffio sopra una lieve frescura e poi mordo contrai le spalle e resisti.
Mi allontano, mi segui con lo sguardo mentre vado verso la teca la apro piano prendo un frustino molto lungo ne saggio la forza sferzandolo in aria.
Torno da te e ti prendo per mano, senza opporti sei davanti alla croce.
Non ti chiedo niente, accetti il mio tacito volere, comincio a legarti prima i polsi, faccio scorrere il laccio di chiusura piano volutamente godendo di ogni istante che porta al bloccaggio del tuo corpo.
Immobile, mi guardi mentre prendo una sedia e la porto davanti a te mi siede accavallo le gambe e comincio a far scorrere la punta del frustino sul tuo corpo voglio che a scaldarti non siano i colpi, devi ardere dalla voglia di riceverli.
Ti accarezzo lentamente lungo i fianchi nell’interno coscia sull’addome.
Il primo colpo sulle cosce, t’irrigidisci, mi avvicino guardo il segno rosso che comincia ad affiorare mi appoggio con il corpo a te ti lecco il collo, pelle sudata endorfine che si sprigionano per la stanza.
Sono in piedi e impietosa continuo a colpire, sto cominciando a sciogliermi, poso il frustino e prendo una delle tante mollette che trovo tra i giochi.Ne scelgo un paio con la rondella per aumentare la pressione della chiusura.
Mi avvicino e te le mostro ti bacio le labbra e le applico ai capezzoli, comincio a far girare piano la rondella sento la pinza che si stringe sempre di più.
La prima smorfia di vero dolore sul tuo volto, mi sto eccitando, stringo nella mano la catenella che tiene unite le pinze e la tiro verso di me la strattono, ti mordi le labbra ma non emetti un suono.
Ho voglia di sentirti gemere eccitato e dolorante, prendo una corda e una forbice mi avvicino seria, comincio a tagliarti i boxer che hai addosso e ti ho nudo davanti.
Eccitato ti mostri ai miei occhi, ti stringo la base con un asola di corda e poi un giro a chiuderti le palle continuo a stringere ad ogni passaggio oramai sono gonfie l’erezione e le palle sonobloccate. Seduta davanti al tuo sesso faccio scorrere l’unghia su tutta la lunghezza la cappella esposta pulsa di vita ti pizzico, mentre la stringo esce una goccia la raccolgo sulla punta del dito e te la porto davanti alla bocca ti forzo a succhiarlo e poi mi pulisco sulla tua guancia .
Ho voglia di torturati in mille modi ma me la prendo comoda, davanti a te faccio scorrere una mano sotto la gonna una gamba a terra e l’altra sollevata sul bracciolo della sedia mi sfioro la pelle al limitare del pizzo delle mutandine non c’è bisogno di bagnarle faccio scivolare la mano oltre il bordo e metto due dita dentro, un attimo in cui socchiudo gli occhi e tra le palpebre semi chiuse ti guardo mentre mi sfioro piano tuffo le dita per poi risalire sul clitoride.
Non voglio esagerare, lascio il momento del piacere per dopo per averlo dalla tua bocca .
Ti faccio leccare le dita mentre felina ti mordo il collo.
Comincio a stufarmi di averti legato così e una volta slegato e davanti a me ti chiedo di porgermi i polsi, non te lo ordino voglio che coscientemente e senza costrizioni tu ti metta nelle mie mani, ti voglio bloccato dal tuo stesso volere.
Te lo domando ancora e questa volta mi porgi i polsi, mi guardi fisso negli occhi a dirmi quanta fiducia stai riponendo in me, non devo abusarne.
Chiudo le manette ti faccio vedere la chiave per poi riporla nella teca di vetro,un moschettone agganciato alle manette una catena tesa sopra le tue braccia si va a fissare ad un anello al muro, ora posso farti voltare come sono più comoda, tra le attrezzature c’è un flogger piuttosto corto lo prendo e mi compiaccio che le lacine siano belle spesse.
Faccio scorrere le strisce di pelle sul tuo petto mentre di spalle i mie seni appoggiati alla tua schiena ti sussurro all’orecchio che adesso è finito il divertimento e che ho intenzione di giocare come piace a me.
Ti avviso che nessun urlo mi farà fermare, non sentirò suppliche o lamenti, minacce o invettive.
Mi prendo tutto il tempo di entrare in sintonia con lo strumento e poi colpisco, un ritmo veloce la schiena comincia ad arrossarsi sulle spalle si distinguono perfettamente alcuni colpi più forti, non ti risparmio un cm di pelle. È un riscaldamento e te ne rendi bene conto, potrei osare molto di più ma non è ancora il momento.
Prima ti scaldo la pelle faccio affiorare il sangue le unghie disegnano nuove linee sulla schiena i denti affondano nei fianchi mentre le mani scendono verso l’inguine.
Accarezzo il tuo sesso dolcemente lo stringo tra le mani, massaggio piano e lo sento indurirsi, mi struscio sulla tua schiena la bocca di nuovo al collo giri la testa in cerca di un bacio.
La reazione è immediata la mano che prima accarezzava dolcemente il tuo sesso ora ti schiaccia il viso contro il muro la voce dura all’orecchio “cosa vorresti fare? Chi ti ha detto che puoi anche solo pensare di baciarmi quando vuoi tu?” la tua risposta veloce “ mi scusi Signora.. Ha ragione Signora”
Continuo a tenerti così una mano a stringerti le palle non sono più delicate carezze e l’altra che ti schiaccia contro il muro freddo, continui a farfugliare parole, ti lascio e veloce sfilo le mutandine non te l’aspetti e in un attimo ti ritrovi con la bocca bloccata il mio sapore che simischia alla tua saliva la voce è spenta mi metto a fianco a te in modo che tu posa vedermi e con un sorriso sulle labbra ti accarezzo il viso.
La mia bocca sulla tua parole ad avvisarti che ho visto la frusta, è molto bella lunga e cattiva.
La prendo e te la faccio vedere annuso il profumo di pelle mi accarezzo il corpo, mi piace farmi scorrere la frusta addosso la faccio girare dietro al collo e scendere la lunga lacina lungo i seni. Gioco con lei davanti ai tuoi occhi sgranati, la faccio schioccare nel vuoto poi mi allontano sono alle tue spalle, prendo la misura e comincio con piccoli colpi leggeri .
La frusta diventa il naturale prolungamento del braccio e come se ogni mio artiglio ti colpisse con una forza cento volte maggiore, ti avviso che ora smetterò di giocare e di stare pronto.
Non m’interessa che tu goda in questo momento, il tuo dolore è solo per me e sono io a goderne.
Colpisco e la danza ha inizio, mi muovo lungo una linea immaginaria dietro di te i colpi sono precisi:schiena, spalle, cosce e glutei nessuna parte viene risparmiata vedo la pelle che comincia ad aprirsi lunghe strisce che stillano sangue, i nodi del cracker hanno formato rigonfiamenti tondi lividi che impiegheranno giorni ad andare via.
Sei bellissimo, ancora una volta mi fermo a guardare il tuo corpo i muscoli tesi il sudore che scorre lungo la pelle le ombre che le candele formano intorno a noi, ne prendo una e l’avvicino a te la cera scorre veloce reagisci subito al calore improvviso cerchi di sottrarti ti muovi strattonando le catene attraverso le mutandine ti sento ringhiare.
Abbasso la catena così da averti in ginocchio con le braccia tese sei oramai sfinito, ti guardo tolgo le mutandine dalla bocca e mi avvicino a te, alzo la gonna e ti avvicino il viso alla figa, appoggi prima una guancia ti accarezzo i capelli e poi un ordine secco che non lasca spazio ad indugi “leccami”.
Lo fai con passione, con voglia e con rabbia la lingua scava cerca il clitoride succhi le grandi labbra e non ti perdi nemmeno una goccia del piacere che mi dai.
Mi appoggio con una mano alla parete mentre con l’altra ti tengo la testa, mi stai facendo godere lo senti mi ci porti tenendomi per mano conduci con la lingua e adesso sono le mie parole a essere dei sommessi sospiri, godo nella tua bocca aggrappata a quelle catene che ti tengono sospeso.
Ci vuole qualche secondo perché mi riprenda e ti liberi dalle manette, il tuo corpo è martoriato sangue e cera si mescolano al mio sapore sul tuo viso, ti bacio con forza mi lascio avvolgere dalle tue braccia sento il tuo sesso che preme contro il corpo, ti guardo negli occhi e ti do l’ultimo ordine “ scopami, mio schiavo”.

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