Ti immagino a volte in situazioni di tortura antica, legato su una ruota oppure su un tavolo per stiramenti. Accarezzarti il viso solcato dalle lacrime e con un dolce sorriso e tutto l’amore di una Padrona chiederti di soffrire ancora per la mia gioia, per il mio piacere. Adoro il fatto che non sei maso. Il tuo dolore è reale, ed è solo per me, puro e libero dal ritorno personale, proprio del maso.
Stupendo. Sogno anche io le stesse cose. Le adoro e anche se a ruoli invertiti abbiamo gli stessi pensieri. Mi immagino a testa in giù su quella ruota.
Ti avvicini a me, alzandoti la gonna ed affondi il mio viso nel lago del tuo piacere imponendomi di non leccare.
Darti il piacere è la mia gioia più grande. Quello stretto bavaglio che mi hai messo per trasformare le mia urla in soave musica per le tue orecchie mi impedisce di parlare, ma tu che conosci il linguaggio dei miei occhi sai che il mio volere è il tuo volere.
Non sono maso è vero. Sento dolore vero e sofferenza. Ma la mia appartenenza e devozione a te lo trasforma in piacere al tuo piacere.
Per questo ti temo, ma è anche per questo che ne sono attratto, perché puoi darmi dolore o piacere a tuo voglia.
Sei tu la Padrona e sei tu che decidi, di me e per me.
Io servo soltanto a farti godere, servirti ed adorarti.
Io sono il tuo schiavo e adoro questo.
Nessun commento:
Posta un commento