La maschera...
porta che conduce a innumerevoli sensazioni,
non mi vergogno quando ti ordino - mettimela-
una calma m'investe nel momento in cui chiudi i lacci,
nel buio, con il suono del respiro mi abbandono,
nelle tue braccia ripongo la fiducia
una Dea che ha bisogno di amorevoli cure
mai hai approfittato e mai lo farai.
Mi dai piacere e il mio corpo non ha più segreti
nessuna vergogna,
senza occhi da guardare seguo il suono delle parole
sento nella pelle il tuo umile desiderio di darmi tutto
dentro la maschera fondiamo i nostri poteri
siamo noi ora più che mai
senza sguardi bassi,
senza ordini perentori,
mi posso abbandonare nel buio...
sicura tra le tue mani.
lunedì 1 dicembre 2008
martedì 25 novembre 2008
desideri
Desidero servirti ed adorarti.
Desidero cibarmi dai tuoi piedi o in ginocchio nella ciotola.
Desidero essere inondato del tuo oro.
Desidero essere privato di ogni senso per poterti respirare.
Desidero essere incatenato per essere tuo.
Desidero te.
15 ottobre 2008
yoppo
Desidero cibarmi dai tuoi piedi o in ginocchio nella ciotola.
Desidero essere inondato del tuo oro.
Desidero essere privato di ogni senso per poterti respirare.
Desidero essere incatenato per essere tuo.
Desidero te.
15 ottobre 2008
yoppo
lunedì 15 settembre 2008
pensieri di un giorno di fine giuno
Ti immagino a volte in situazioni di tortura antica, legato su una ruota oppure su un tavolo per stiramenti. Accarezzarti il viso solcato dalle lacrime e con un dolce sorriso e tutto l’amore di una Padrona chiederti di soffrire ancora per la mia gioia, per il mio piacere. Adoro il fatto che non sei maso. Il tuo dolore è reale, ed è solo per me, puro e libero dal ritorno personale, proprio del maso.
Stupendo. Sogno anche io le stesse cose. Le adoro e anche se a ruoli invertiti abbiamo gli stessi pensieri. Mi immagino a testa in giù su quella ruota.
Ti avvicini a me, alzandoti la gonna ed affondi il mio viso nel lago del tuo piacere imponendomi di non leccare.
Darti il piacere è la mia gioia più grande. Quello stretto bavaglio che mi hai messo per trasformare le mia urla in soave musica per le tue orecchie mi impedisce di parlare, ma tu che conosci il linguaggio dei miei occhi sai che il mio volere è il tuo volere.
Non sono maso è vero. Sento dolore vero e sofferenza. Ma la mia appartenenza e devozione a te lo trasforma in piacere al tuo piacere.
Per questo ti temo, ma è anche per questo che ne sono attratto, perché puoi darmi dolore o piacere a tuo voglia.
Sei tu la Padrona e sei tu che decidi, di me e per me.
Io servo soltanto a farti godere, servirti ed adorarti.
Io sono il tuo schiavo e adoro questo.
Stupendo. Sogno anche io le stesse cose. Le adoro e anche se a ruoli invertiti abbiamo gli stessi pensieri. Mi immagino a testa in giù su quella ruota.
Ti avvicini a me, alzandoti la gonna ed affondi il mio viso nel lago del tuo piacere imponendomi di non leccare.
Darti il piacere è la mia gioia più grande. Quello stretto bavaglio che mi hai messo per trasformare le mia urla in soave musica per le tue orecchie mi impedisce di parlare, ma tu che conosci il linguaggio dei miei occhi sai che il mio volere è il tuo volere.
Non sono maso è vero. Sento dolore vero e sofferenza. Ma la mia appartenenza e devozione a te lo trasforma in piacere al tuo piacere.
Per questo ti temo, ma è anche per questo che ne sono attratto, perché puoi darmi dolore o piacere a tuo voglia.
Sei tu la Padrona e sei tu che decidi, di me e per me.
Io servo soltanto a farti godere, servirti ed adorarti.
Io sono il tuo schiavo e adoro questo.
martedì 26 agosto 2008

Due giorni nella tua città,
due giorni a respirare aria che sa di te,
due giorni e mi guardo intorno immaginandoti in vie in cui passeggio e non conosco.
Due giorni a mangiare cibi che sono nel tuo sangue,
due giorni a sentire l'accento della tua lingua,
due giorni e la piccola speranza di vederti per caso girando un angolo.
Due giorni pensando che magari era proprio quella la piazza che passando disturbava le nostre telefonate.
Due giorni e alla vista di quell'asilo privato ho pensato che magari era proprio quello...
due giorni tra piazza di Spagna, piazza della Repubblica, corso indipendenza, piazza del Quirinale, via Margutta...
due giorni pensando che magari potevo provare a contattarti ma non ero sola e troppe sarebbero state le spiegazioni da dare.
Due giorni ed è tornata la voglia di te.
Ti mando un bacio
sabato 12 luglio 2008
dolci ricami
In principio il terrore sul tuo viso, l’idea sicura che lui sia qui per te, una prova crudele cui nn sei pronto. Ma non è così, ti è bastato un attimo, il tempo di un bacio, di vedere la mia lingua nella sua bocca, le braccia al collo, i miei occhi che non si sono mai staccato dai tuoi…
Quel attimo è un mare in burrasca, ti monta dentro il desiderio di me, vorresti urlare te lo leggo in viso il dolore, la rassegnazione che come sarà ciò che voglio io.
Legato e abbandonato su quella sedia appoggiata al muro, ti guardo e lentamente mi avvicino, mi siedo a cavalcioni sulle tue gambe i nostri volti così vicini e non resisti, allunghi la testa nella ricerca di un bacio.
La mia mano è veloce, implacabile si abbatte sulla tua guancia ed è dolore dentro mille volte più forte del bruciore che ti avvolge la faccia.
-non ti azzardare mai più- sussurro al tuo orecchio, mentre appoggio lieve la mia guancia alla tua.
Rimango seduta su di te le mani di lui sulle spalle mi stringono, la bocca a cercare il collo.
Morsi e baci ritmano le contrazioni delle cosce e rimango sotto i tuoi occhi a godermi le carezze delle sue mani che si infilano nella scollatura del vestito.
Cerchi di scostare il viso, chiudi gli occhi, ma non è così che ti voglio, ti stringo sotto il collo con una mano –guardami- continuo a ripeterti, mentre la sua lingua mi percorre la schiena. Tu mi guardi, lui mi spinge all’indietro, le spalle al suo petto, il culo sulle tue ginocchia le piante dei piedi ferme sulle tue cosce, te la sbatto davanti velato solo dall’orlo dell’abito.
Mi abbandono a lui alle sue carezze a quelle mani che cominciano a frugare, nuotano tra i miei umori. Lo guido dentro nei punti dove il piacere si sente più forte. Ho le dita che gocciolano, desidero farti un regalo; le avvicino alla tua bocca subito aperta, le gusti con la brama dell’assetato, succhi ogni goccia, rovisto e spingo dentro senza alcuna delicatezza.
Ritraggo la mano e mi asciugo con noncuranza sul tuo viso, continuo a farmi toccare e intanto alzo verso il tuo viso il mio delicato piedino. Non perdi tempo lo ricopri di baci, lecchi adorante quel piede che si strofina sulla guancia che ti schiaccia il viso a deformare i lineamenti. Non mi accontento e ingorda non mi basta quel piacere, ho voglia di quel che solo la pelle martoriata sa darmi. Solo le urla di chi mi è sotto allaga le mie cosce.
Lo allontano con il solo gesto di una mano, mi alzo e gli vado vicino.
Siamo in piedi davanti a te, gli tolgo la camicia; accarezzo la schiena muscolosa, le spalle larghe, la sua testa bassa, le braccia lungo i fianchi.
Non emette suono mentre lo spoglio, lo tocco. Artiglio la schiena e solo una debole contrattura della bocca tradisce il dolore che comincia a scorrere, scaldare la pelle e tendere la mente verso quello che ci sarà.
Il tuo sguardo interrogativo, mi domanda perché? Perché a lui quel dolore? Perché a lui tutti quei doni? Non ti piace questo gioco lo so, mi vuoi tutta per te, nonostante questo non mi chiedi di smettere. Desidero tu abbia abbastanza forza e fiducia in me per arrivare fino in fondo.
Vengo verso di te, il viso tra le mani, ti accarezzo dolcemente, mentre ti spiego che oggi sarà diverso. Ho intenzione di liberare la Fiera, voglio fare male, toccare il fondo, indugiare sul limite della violenza. Non saranno colpi che nascono dalla testa per essere eseguiti dal braccio. Sarà un dolore che proviene dallo stomaco, dalla bocca che digrigna i denti, sarà carne in pasto alla belva.
I tuoi occhi a dirmi che vuoi darmelo tu questo, nonostante la paura del dolore vuoi essere tutto per me come lo sono io per te. Lo capisco, ma non hai ancora visto a che punto voglio arrivare.
Non voglio che sia la tua carne a rimetterci così tanto.
È questo il motivo, perciò lui è qui. Lo sa, lo vuole, si nutre di questo e i colpi non sono mai abbastanza forti. Non ho bisogno di legarlo, è perfettamente in grado di rimanere immobile, mani intrecciate dietro la testa, non serve andare per gradi, la frusta schiocca feroce ogni colpo un segno che spacca la pelle.
Ti sto volutamente facendo vedere cosa potrei fare e non faccio con te.
La schiena è segnata a sangue e così i glutei, le cosce le ho risparmiate per il bastone.
Una canna di bambù rigida con attorcigliato una fibra indurita.
Comincio a colpire aritmicamente, veloce uno vicino all’altro e ancora non gli cedono le ginocchia, non un grido. Sta soffrendo molto, incanala il dolore e mano amano alza la soglia. Io sono lì per questo, per poter attaccare con morsi, schiaffi e calci, vederlo rotolare a terra e aspettare che si rialzi per affondarlo di nuovo. Non si ripara da nessun colpo e io comincio ad essere sazia. Dopo aver visto uscire il sangue richiamo la belva, il mio cuore può tornare a battere calmo. Lo lascio a leccarsi le ferite e sono da te, abbandonata la frusta, calmati i sensi ti voglio vicino.
Libero di abbracciarmi, libero di scegliere il mio modo d’amare, libero di portare i miei ricami sulla pelle, segno della mia furia d’amore.
Quel attimo è un mare in burrasca, ti monta dentro il desiderio di me, vorresti urlare te lo leggo in viso il dolore, la rassegnazione che come sarà ciò che voglio io.
Legato e abbandonato su quella sedia appoggiata al muro, ti guardo e lentamente mi avvicino, mi siedo a cavalcioni sulle tue gambe i nostri volti così vicini e non resisti, allunghi la testa nella ricerca di un bacio.
La mia mano è veloce, implacabile si abbatte sulla tua guancia ed è dolore dentro mille volte più forte del bruciore che ti avvolge la faccia.
-non ti azzardare mai più- sussurro al tuo orecchio, mentre appoggio lieve la mia guancia alla tua.
Rimango seduta su di te le mani di lui sulle spalle mi stringono, la bocca a cercare il collo.
Morsi e baci ritmano le contrazioni delle cosce e rimango sotto i tuoi occhi a godermi le carezze delle sue mani che si infilano nella scollatura del vestito.
Cerchi di scostare il viso, chiudi gli occhi, ma non è così che ti voglio, ti stringo sotto il collo con una mano –guardami- continuo a ripeterti, mentre la sua lingua mi percorre la schiena. Tu mi guardi, lui mi spinge all’indietro, le spalle al suo petto, il culo sulle tue ginocchia le piante dei piedi ferme sulle tue cosce, te la sbatto davanti velato solo dall’orlo dell’abito.
Mi abbandono a lui alle sue carezze a quelle mani che cominciano a frugare, nuotano tra i miei umori. Lo guido dentro nei punti dove il piacere si sente più forte. Ho le dita che gocciolano, desidero farti un regalo; le avvicino alla tua bocca subito aperta, le gusti con la brama dell’assetato, succhi ogni goccia, rovisto e spingo dentro senza alcuna delicatezza.
Ritraggo la mano e mi asciugo con noncuranza sul tuo viso, continuo a farmi toccare e intanto alzo verso il tuo viso il mio delicato piedino. Non perdi tempo lo ricopri di baci, lecchi adorante quel piede che si strofina sulla guancia che ti schiaccia il viso a deformare i lineamenti. Non mi accontento e ingorda non mi basta quel piacere, ho voglia di quel che solo la pelle martoriata sa darmi. Solo le urla di chi mi è sotto allaga le mie cosce.
Lo allontano con il solo gesto di una mano, mi alzo e gli vado vicino.
Siamo in piedi davanti a te, gli tolgo la camicia; accarezzo la schiena muscolosa, le spalle larghe, la sua testa bassa, le braccia lungo i fianchi.
Non emette suono mentre lo spoglio, lo tocco. Artiglio la schiena e solo una debole contrattura della bocca tradisce il dolore che comincia a scorrere, scaldare la pelle e tendere la mente verso quello che ci sarà.
Il tuo sguardo interrogativo, mi domanda perché? Perché a lui quel dolore? Perché a lui tutti quei doni? Non ti piace questo gioco lo so, mi vuoi tutta per te, nonostante questo non mi chiedi di smettere. Desidero tu abbia abbastanza forza e fiducia in me per arrivare fino in fondo.
Vengo verso di te, il viso tra le mani, ti accarezzo dolcemente, mentre ti spiego che oggi sarà diverso. Ho intenzione di liberare la Fiera, voglio fare male, toccare il fondo, indugiare sul limite della violenza. Non saranno colpi che nascono dalla testa per essere eseguiti dal braccio. Sarà un dolore che proviene dallo stomaco, dalla bocca che digrigna i denti, sarà carne in pasto alla belva.
I tuoi occhi a dirmi che vuoi darmelo tu questo, nonostante la paura del dolore vuoi essere tutto per me come lo sono io per te. Lo capisco, ma non hai ancora visto a che punto voglio arrivare.
Non voglio che sia la tua carne a rimetterci così tanto.
È questo il motivo, perciò lui è qui. Lo sa, lo vuole, si nutre di questo e i colpi non sono mai abbastanza forti. Non ho bisogno di legarlo, è perfettamente in grado di rimanere immobile, mani intrecciate dietro la testa, non serve andare per gradi, la frusta schiocca feroce ogni colpo un segno che spacca la pelle.
Ti sto volutamente facendo vedere cosa potrei fare e non faccio con te.
La schiena è segnata a sangue e così i glutei, le cosce le ho risparmiate per il bastone.
Una canna di bambù rigida con attorcigliato una fibra indurita.
Comincio a colpire aritmicamente, veloce uno vicino all’altro e ancora non gli cedono le ginocchia, non un grido. Sta soffrendo molto, incanala il dolore e mano amano alza la soglia. Io sono lì per questo, per poter attaccare con morsi, schiaffi e calci, vederlo rotolare a terra e aspettare che si rialzi per affondarlo di nuovo. Non si ripara da nessun colpo e io comincio ad essere sazia. Dopo aver visto uscire il sangue richiamo la belva, il mio cuore può tornare a battere calmo. Lo lascio a leccarsi le ferite e sono da te, abbandonata la frusta, calmati i sensi ti voglio vicino.
Libero di abbracciarmi, libero di scegliere il mio modo d’amare, libero di portare i miei ricami sulla pelle, segno della mia furia d’amore.
mercoledì 14 maggio 2008
quel sapore ferroso...
La sala illuminata sola dalle fiammelle delle candele ci aspetta …
Una leggera musica accompagna i nostri passi, mentre entriamo e di colpo ogni brusio di sottofondo si arresta.
Non puoi vedere gli sguardi dei presenti, non sai ancora dove ti porteranno i passi che ti faccio fare lentamente dietro di me, ti conduco con mano ferma.
Sei l’essenza concreta del mio desiderio, del mio potere, sei carne nuda, sei un corpo incatenato da usare, sei la volontà ceduta, emblema della libertà negata.
È questo che sei, mentre cammini, polsi chiusi in manette di acciaio, caviglie tenute insieme da una corta catena.
La maschera, la nostra amica dell’oblio ti isola.
Il collare di pelle e il guinzaglio ci uniscono nella distanza dei passi.L’impalcatura è già montata al centro della sala, una serie di candele fatte mettere apposta formano un cerchio intorno alla struttura, solo noi in quel cerchio di fuoco.
Ti parlo attraverso la pelle della maschera, ti spiego che voglio legarti, senza via di scampo, ti bacio sulla fronte sulle guance e a fior di labbra ti annuncio che la tua pelle non mi basta più. Quello voglio, è il sangue che scorre sotto.
Ti parlo lentamente così che le mie parole siano un onda nel tuo cervello.
Ti anticipo sibillina che nel dolore non sarai solo.
Mentre ti parlo apro le manette e le cambio con le polsiere, accorcio la catena che ti tiene le braccia tese verso l’alto e le aggancio alla sbarra sopra la tua testa, ti libero le caviglie dalla catena e le sostituisco con un distanziatore doppio.
Sei così bloccate braccia e gambe a formare una X.
Senti i miei passi che si allontanano, ti guardo orgogliosa di averti mio.
Ritorno al tuo viso per dirti che sto x cominciare, per farti sapere che saranno lunghe e dolorose carezze le mie, per rassicurati che non sarà un dolore invano, sarà per me oro ogni lacrima, ogni stilla di sangue ambrosia sulle mie labbra.E ti lascio nel buio, mi allontano e impugno il flogger, quello morbido per scaldarti.
I colpi sono un crescendo d’intensità mi prendo tutto il tempo per far diventare ogni parte della schiena e dei glutei calda e rosseggiante.
Affiora il sangue nei tessuti e quando ti accarezzo, la mia mano è un debole sollievo, leggera frescura, tenere carezze bugiarde diventano sempre più velocemente dei brevi e secchi colpi che ti inviolettano il culo.
Voglio i segni della fiera per te stasera, artigliate profonde nella schiena si gonfia la pelle, ma ancora regge il sottile tessuto.Mi avvicino il respiro veloce, accolgo la tua testa abbandonata sulla mia spalla ti accarezzo ti stringo e ti do forza attraverso un leggero bacio sulle labbra.
Ti avviso di stare calmo e tranquillo.
Di nuovo i miei passi che si allontanano e nel ritorno non sono più sola.
Lei è sensuale, bellezza fattasi carne prorompente, docile, anche lei sola nel suo cappuccio anche lei stretta nel collare, anche lei bloccata.
Si, bloccata a te, le caviglie unite alla stessa sbarra, collegati i suoi posi hai tuoi, una catena leggera dall’anello del tuo collare tiene in tensione le catenelle delle mollette ai capezzoli, ma non solo, capisci subito dopo il primo strattone che ti obbligo a fare tenendoti la testa che la seconda catenella è collegata al piercing che la piccola ha nel posto più dolce del mondo… sei la causa del suo dolore e del piacere, puoi sentire la sua pelle sulla tua, i capezzoli intrappolati che ti sfiorano il petto, i suoi gemiti e sospiri i deliri che il dolore farà fuggire dalle sue labbra.
La bacio, accarezzo i suoi seni gonfi, mi nutro del suo respiro le succhio la lingua e poi allungo una mano sempre più in basso, raccolgo con le dita il succo che le cola tra le gambe e le porto alla tua bocca; le spingo dentro te le faccio succhiare mentre con l’altra mano ti strattono il collare. Senti gli urli soffocati di lei e sai che non puoi fare nulla tra le mani la frusta, la faccio scorrere suo corpo ti porto il manico alle labbra e ti ordino di baciarlo, lo sai che adoro frustarti e stasera più che mai ho voglia della tua schiena da marchiare con lunghe strisce rosse. Senti i miei passi che si allontanano e il primo colpo arriva leggero, poco più di un graffio ma ti fa lo stesso tendere il corpo, faccio schioccare la frusta in aria e capisci che non sto più scherzando.
Cominci a contare i colpi e la tua voce si alza sempre più forte, stai resistendo x me, per aumentare il mio piacere nel farti del male.
Cerchi di rimanere fermo e questo lo fai anche per lei perché senti il suo sudore freddo che ti sfiora il torace perché avverti il suo corpo che si tende e segue i tuoi movimenti e la sua voce più vicina della mia, le sue grida nella testa voglio che ti facciano impazzire.
Continuo a infierire e finalmente la pelle si lacera il tuo urlo più forte è una lama calda che sento dentro, in mezzo alle gambe e ancora salire fino al cervello.
Appoggio la frusta e mi avvicino alla tua schiena ripercorro con le dita i segni e raccolgo sulle labbra una goccia di sangue.
In quella unica piccola goccia c’è tutto, ci sono io e ci sei tu, il nostro tesoro.
Sgancio lei dalle catene da ciò che vi tiene uniti, l’accarezzo dolcemente intanto che la riconduco al suo Master.
Poi ci siamo solo noi due, ti bacio e la mia saliva ferrosa si mischia alla tua ti sganciale caviglie, i polsi e sei tra le mie braccia, ti abbandoni e scivoliamo a terra il tuo viso nel mio grembo i tuoi occhi bellissimi a guardarmi solo due parole dalla tua bocca: Grazie Padrona
Una leggera musica accompagna i nostri passi, mentre entriamo e di colpo ogni brusio di sottofondo si arresta.
Non puoi vedere gli sguardi dei presenti, non sai ancora dove ti porteranno i passi che ti faccio fare lentamente dietro di me, ti conduco con mano ferma.
Sei l’essenza concreta del mio desiderio, del mio potere, sei carne nuda, sei un corpo incatenato da usare, sei la volontà ceduta, emblema della libertà negata.
È questo che sei, mentre cammini, polsi chiusi in manette di acciaio, caviglie tenute insieme da una corta catena.
La maschera, la nostra amica dell’oblio ti isola.
Il collare di pelle e il guinzaglio ci uniscono nella distanza dei passi.L’impalcatura è già montata al centro della sala, una serie di candele fatte mettere apposta formano un cerchio intorno alla struttura, solo noi in quel cerchio di fuoco.
Ti parlo attraverso la pelle della maschera, ti spiego che voglio legarti, senza via di scampo, ti bacio sulla fronte sulle guance e a fior di labbra ti annuncio che la tua pelle non mi basta più. Quello voglio, è il sangue che scorre sotto.
Ti parlo lentamente così che le mie parole siano un onda nel tuo cervello.
Ti anticipo sibillina che nel dolore non sarai solo.
Mentre ti parlo apro le manette e le cambio con le polsiere, accorcio la catena che ti tiene le braccia tese verso l’alto e le aggancio alla sbarra sopra la tua testa, ti libero le caviglie dalla catena e le sostituisco con un distanziatore doppio.
Sei così bloccate braccia e gambe a formare una X.
Senti i miei passi che si allontanano, ti guardo orgogliosa di averti mio.
Ritorno al tuo viso per dirti che sto x cominciare, per farti sapere che saranno lunghe e dolorose carezze le mie, per rassicurati che non sarà un dolore invano, sarà per me oro ogni lacrima, ogni stilla di sangue ambrosia sulle mie labbra.E ti lascio nel buio, mi allontano e impugno il flogger, quello morbido per scaldarti.
I colpi sono un crescendo d’intensità mi prendo tutto il tempo per far diventare ogni parte della schiena e dei glutei calda e rosseggiante.
Affiora il sangue nei tessuti e quando ti accarezzo, la mia mano è un debole sollievo, leggera frescura, tenere carezze bugiarde diventano sempre più velocemente dei brevi e secchi colpi che ti inviolettano il culo.
Voglio i segni della fiera per te stasera, artigliate profonde nella schiena si gonfia la pelle, ma ancora regge il sottile tessuto.Mi avvicino il respiro veloce, accolgo la tua testa abbandonata sulla mia spalla ti accarezzo ti stringo e ti do forza attraverso un leggero bacio sulle labbra.
Ti avviso di stare calmo e tranquillo.
Di nuovo i miei passi che si allontanano e nel ritorno non sono più sola.
Lei è sensuale, bellezza fattasi carne prorompente, docile, anche lei sola nel suo cappuccio anche lei stretta nel collare, anche lei bloccata.
Si, bloccata a te, le caviglie unite alla stessa sbarra, collegati i suoi posi hai tuoi, una catena leggera dall’anello del tuo collare tiene in tensione le catenelle delle mollette ai capezzoli, ma non solo, capisci subito dopo il primo strattone che ti obbligo a fare tenendoti la testa che la seconda catenella è collegata al piercing che la piccola ha nel posto più dolce del mondo… sei la causa del suo dolore e del piacere, puoi sentire la sua pelle sulla tua, i capezzoli intrappolati che ti sfiorano il petto, i suoi gemiti e sospiri i deliri che il dolore farà fuggire dalle sue labbra.
La bacio, accarezzo i suoi seni gonfi, mi nutro del suo respiro le succhio la lingua e poi allungo una mano sempre più in basso, raccolgo con le dita il succo che le cola tra le gambe e le porto alla tua bocca; le spingo dentro te le faccio succhiare mentre con l’altra mano ti strattono il collare. Senti gli urli soffocati di lei e sai che non puoi fare nulla tra le mani la frusta, la faccio scorrere suo corpo ti porto il manico alle labbra e ti ordino di baciarlo, lo sai che adoro frustarti e stasera più che mai ho voglia della tua schiena da marchiare con lunghe strisce rosse. Senti i miei passi che si allontanano e il primo colpo arriva leggero, poco più di un graffio ma ti fa lo stesso tendere il corpo, faccio schioccare la frusta in aria e capisci che non sto più scherzando.
Cominci a contare i colpi e la tua voce si alza sempre più forte, stai resistendo x me, per aumentare il mio piacere nel farti del male.
Cerchi di rimanere fermo e questo lo fai anche per lei perché senti il suo sudore freddo che ti sfiora il torace perché avverti il suo corpo che si tende e segue i tuoi movimenti e la sua voce più vicina della mia, le sue grida nella testa voglio che ti facciano impazzire.
Continuo a infierire e finalmente la pelle si lacera il tuo urlo più forte è una lama calda che sento dentro, in mezzo alle gambe e ancora salire fino al cervello.
Appoggio la frusta e mi avvicino alla tua schiena ripercorro con le dita i segni e raccolgo sulle labbra una goccia di sangue.
In quella unica piccola goccia c’è tutto, ci sono io e ci sei tu, il nostro tesoro.
Sgancio lei dalle catene da ciò che vi tiene uniti, l’accarezzo dolcemente intanto che la riconduco al suo Master.
Poi ci siamo solo noi due, ti bacio e la mia saliva ferrosa si mischia alla tua ti sganciale caviglie, i polsi e sei tra le mie braccia, ti abbandoni e scivoliamo a terra il tuo viso nel mio grembo i tuoi occhi bellissimi a guardarmi solo due parole dalla tua bocca: Grazie Padrona
venerdì 21 marzo 2008
coincidenze? volute.
sono li che parlo al proprietario del negozio, un acquisto che mi è insolito...
un capriccio e vediamo se mi piace.
all'improvviso sei affianco a me, un balzo al cuore.
oramai lo conosco...
non pensavi di trovarmi, non credevo di incontrarti.
ed è bello, stare vicini davanti una tazza di caffè...
mi spieghi, arcani segreti dell'elettronica e io ti ascolto, per la prima volta senza interromperti.
qualche battuta e rimaniamo sempre sul vago, oramai parliamo della consistenza delle nuvole ma non m'importa, ti sento affianco e non ti guardo.
incrocio i tuoi occhi il meno possibile, è ambra in cui rimango imprigionata
sono ricordi che sfumano nella scia di un profumo.
un capriccio e vediamo se mi piace.
all'improvviso sei affianco a me, un balzo al cuore.
oramai lo conosco...
non pensavi di trovarmi, non credevo di incontrarti.
ed è bello, stare vicini davanti una tazza di caffè...
mi spieghi, arcani segreti dell'elettronica e io ti ascolto, per la prima volta senza interromperti.
qualche battuta e rimaniamo sempre sul vago, oramai parliamo della consistenza delle nuvole ma non m'importa, ti sento affianco e non ti guardo.
incrocio i tuoi occhi il meno possibile, è ambra in cui rimango imprigionata
sono ricordi che sfumano nella scia di un profumo.
un bacio
buon compleanno.
S.
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