lunedì 23 luglio 2007

c'era una volta



c'era una volta...
quante volte avrei voluto vivere in una favola,
trama stabilita, protagonisti e antagonisti ben delineati nelle loro parti,
la vita di nessuno è una favola.

c'era una volta una famiglia che viveva in una casa al limitare del bosco,
sembrava una famiglia felice, una madre gioiosa sempre pronta a inventare nuovi giochi per i propri bambini.
una femmina e un bimbo più piccolo.
la madre portava sempre con i sè i figli quando andava a passeggiare nel bosco, prima insieme poi mandava solo la grande.
quando questa tornava dalle ore di svago la madre premurosa voleva sapere tutto delle nuove esperienze vissute nel bosco, nn importava se la piccola avesse raccolto fiori o ascoltato il canto degli uccelli, per la madre era importante e vitale ogni sensazione ed esperienza nuova.
essendo infatti costretta a rimanere ritirata in casa a causa di una malattia del figlio viveva attraverso la figlia i colori e i nuovi odori che la stagione portava nel bosco.
la bambina cresceva sola e responsabile, girava oramai tranquilla nel bosco.
ma il sole filtrando tra le fronde degli alberi alti illuminava nuovi luoghi e gli animali del bosco si risvegliavano attratti dall'aria frizzante e dal calore di quel sole nascente.
anche la bambina si ritrovava alla fine di quell'inverno diversa, il suo corpo stava maturando come una pianta aveva rami nuovi dal fusto ancora verde, piccole gemme facevano prevedere splendidi fiori.
era delicata quella bambina, l'inverno era stato duro chiusa nella casa al limitare del bosco.
un giorno mentre la ragazzina stava girando per dei prati vicino alla casa conobbe un giovane lupo.
l'animale si presentò gentile alla ragazza e per diversi giorni giocò con lei nei prati, ogni volta che tornava a casa la giovane raccontava alla madre i nuovi giochi e luoghi visti con il lupo.
la madre ascoltava attenta di questo nuovo amico, tanto che disse alla ragazza di portare a quel punto il lupo a casa così da conoscerlo.
il lupo era ben contento di entrare in casa della giovane, lì infatti trovò un calore mai conosciuto.
quando la madre conobbe il lupo ci fu subito intesa, la donna sembrava pervasa di nuova linfa a lungo si era dimenticata di quanto fosse ancora giovane e per quanto avesse vissuto attraverso i giochi della figlia.
ma ora il gioco era lì, biecamente desiderato, ingenuamente offerto dalla giovinezza e facile preda per chi ammalia con la maturità.
il lupo nn capiva, forse invece faceva apposta nn è dato saperlo ma rimane il fatto che sempre maggiori erano i momento solitari con la donna e forte era la voglia per lei.
da una parte una donna vera capace di saziare la sua giovane viilità mentre dall'altra solo parole ardite...
la madre aveva paura che la figlia capisse, aveva paura che questa potesse crescere senza lei senza i suoi consigli e premure, ora la madre aveva timore a mandare la figlia nel bosco e per questo sempre maggiori erano le intromissioni nella vita della figlia.
la ragazza aveva gli occhi addosso della madre e il territorio delimitato dal confine creato per lei dal lupo.
ogni tanto eludendo la guardia della madre i due riuscivano ancora a fare passeggiate nel bosco, tranquilli a parlare di quando quel bosco non avrebbe più avuto segreti per loro.
la madre oramai nn riusciva più a nascondere i timori e le voglie che aveva verso il lupo e così una sera gli parlo chiaramente. non importava quello che voleva lui era già stato deciso, non importava quello che voleva la ragazza, l'unico risultato che lei voleva ottenere era fare la cosa giusta ristabilire i confini e le parti di ognuno senza più confusioni, voglie.
per questo decise di concedere la dote più grande della figlia al giovane lupo, attraverso il suo sangue avrebbe delimitato il confine e cosciente di quello che sarebbe accaduto si sentiva tranquilla per il futuro della figlia, nn si sarebbe più dovuta preoccupare delle uscite nel bosco.
perché lei nn voleva che la figlia se ne andasse da sola con i suoi segreti, la madre voleva quei segreti quella intimità d'amica.
così diede il proprio letto al lupo e ritiratasi da parte mentre tratteneva il figlio, che ancora voleva giocare con la sorella, mandò la giovane da lui, con un sorriso l'accompagnò e chiuse le doppie porte che li separavano.
i due si amarono complici e ritrovati come se i loro corpi si fossero da sempre cercati...
e vissero felici e contenti.
questa è la favola

la stanza era buia lui l'aspettava seduto sul letto, anche lei si sedette gambe incrociate ad aspettare la spiegazione per questa stranezza.
lui parlò, forse, i ricordi sono confusi, spostata di peso, solo ora si accorge della sua forza, solo ora gli legge negli occhi e prova a parlare cosa dice non lo sa e la paura per ciò che vede gli fa serrare i sui d'occhi, non vuole vedere. diventa inerme, corpo morto. mezza spogliata non sa come ha le gambe aperte non un tocco nessun suono e poi il fondo. ad ora solo il ricordo di un corpo dolente tornato da un tempo dilatato e solo allo stancarsi di lui potersi sedere le gambe al petto e le ginocchia sotto il mento a bagnarsi di lacrime, la netta sensazione di vedersi da fuori, di cogliere il tremore delle spalle lui che si avvicina e ti fa una carezza e il riuscire solo a dire -ancora no.basta-
questa è la vita.