é stata una notte senza sogni, non ne avevo bisogno,
ore veloci come un sospiro...
il mio volerti,
cercandoti accanto a me, pretendendo senza domande il mio piacere
dopo aver calpestato il tuo corpo,
dopo le graffianti carezze,
dopo le poche ore rubate,
dopo aver assaporato ogni istante...
il ritorno.
ma rimane...
quel profumo...
una pozione sulla pelle a parlarmi di te.
dedicata y.
lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 25 ottobre 2007
uno specchio sporco
Uno specchio sporco.
Di: point
Postato il: 17-10-2007 alle 01:26 am
Non so cosa scrivere.Il toccante scritto l'avevo già letto da tempo, come tu sai, ma sn rimasto così colpito dalla sua profondità e bellezza che non ho potuto far altro che ammutolire e pensare, a te, a noi.
Sono lusingato di essere il destinatario di un opera tanto corta quanto bella, che in poche righe esprime perfettamente ciò che abbiamo vissuto, insieme.
E' difficile far capire tramite le lettere certe emozioni, certi sentimenti, certe situazioni, ma ci sei riuscita in pieno, e per questo mi trovo in difficoltà nello scriverti qualche cosa.
Non mi reputo in grado di scrivere nulla che non divenga per forza di cosa un immagine riflessa da uno specchio sporco di ciò che già tu hai detto.
Posso solo aggiungere che per me è stato un sogno, il più bel sogno della mia vita, che però è finito , come tutti i sogni, ma che non scorderò mai, e, mi pare ovvio, rimarrà nel mio cuore come una di quelle cose essenziali allo scorrere della vita.
Un onore il servirti.
Una gioia lo starti accanto, anche quando a volte ti sfogavi.
E ti ringrazio di tutto, dell'amore che mi hai dato, dell'appoggio che mi hai fornito, della felicità che mi hai donato.
Prima ero un ragazzo, ora sono un uomo, grazie a te, grazie al viaggio che abbiamo fatto insieme, e che spero possa non scomparire mai dai nostri cuori.
Io sono qui, non scappo, non mi dileguo, non ti voglio perdere e non ti perderò.
Che tutti leggano:In maniera lontana, in maniera diversa, sarò sempre al tuo fianco.
Point.
Per Rossofuoco.
17-10-07 1.25 am.
Di: point
Postato il: 17-10-2007 alle 01:26 am
Non so cosa scrivere.Il toccante scritto l'avevo già letto da tempo, come tu sai, ma sn rimasto così colpito dalla sua profondità e bellezza che non ho potuto far altro che ammutolire e pensare, a te, a noi.
Sono lusingato di essere il destinatario di un opera tanto corta quanto bella, che in poche righe esprime perfettamente ciò che abbiamo vissuto, insieme.
E' difficile far capire tramite le lettere certe emozioni, certi sentimenti, certe situazioni, ma ci sei riuscita in pieno, e per questo mi trovo in difficoltà nello scriverti qualche cosa.
Non mi reputo in grado di scrivere nulla che non divenga per forza di cosa un immagine riflessa da uno specchio sporco di ciò che già tu hai detto.
Posso solo aggiungere che per me è stato un sogno, il più bel sogno della mia vita, che però è finito , come tutti i sogni, ma che non scorderò mai, e, mi pare ovvio, rimarrà nel mio cuore come una di quelle cose essenziali allo scorrere della vita.
Un onore il servirti.
Una gioia lo starti accanto, anche quando a volte ti sfogavi.
E ti ringrazio di tutto, dell'amore che mi hai dato, dell'appoggio che mi hai fornito, della felicità che mi hai donato.
Prima ero un ragazzo, ora sono un uomo, grazie a te, grazie al viaggio che abbiamo fatto insieme, e che spero possa non scomparire mai dai nostri cuori.
Io sono qui, non scappo, non mi dileguo, non ti voglio perdere e non ti perderò.
Che tutti leggano:In maniera lontana, in maniera diversa, sarò sempre al tuo fianco.
Point.
Per Rossofuoco.
17-10-07 1.25 am.
giovedì 4 ottobre 2007
un bacio
faccio partire la canzone più triste che senta il mio cuore per scriverti.
per scrivere di te di noi
del noi che c'è stato e che brucia.
perchè sono arrivata a sentire tutto questo.
mi hai accompagnato, ci siamo presi per mano e abbiamo fatto un percorso, una strada che ti ha visto venire da me in ogni momento con qualunque tempo.
ti ho scaricato addosso tonnellate di rabbia, di sfoghi fatti di scuse e lacrime.
quante volte hai ascoltato i miei silenzi ed eri vicino a me, in ogni forma che io desiderrassi.
un altalena di stati d'animo da parte di entrambi, ma che belli quei giorni, l'intensità di ogni gesto.. esplorato insieme... per la prima volta .
così bello che fa paura ricominciare.
mi hai fatto vedere quello che sono e che ancora dovrò divenire...
ora devo camminare da sola e anche tu.
siamo forti, lo sai.
non sarà mai un addio con te, il mio cuore non ti scorderà.
un bacio
S.
dedicata p.
per scrivere di te di noi
del noi che c'è stato e che brucia.
perchè sono arrivata a sentire tutto questo.
mi hai accompagnato, ci siamo presi per mano e abbiamo fatto un percorso, una strada che ti ha visto venire da me in ogni momento con qualunque tempo.
ti ho scaricato addosso tonnellate di rabbia, di sfoghi fatti di scuse e lacrime.
quante volte hai ascoltato i miei silenzi ed eri vicino a me, in ogni forma che io desiderrassi.
un altalena di stati d'animo da parte di entrambi, ma che belli quei giorni, l'intensità di ogni gesto.. esplorato insieme... per la prima volta .
così bello che fa paura ricominciare.
mi hai fatto vedere quello che sono e che ancora dovrò divenire...
ora devo camminare da sola e anche tu.
siamo forti, lo sai.
non sarà mai un addio con te, il mio cuore non ti scorderà.
un bacio
S.
dedicata p.
lunedì 24 settembre 2007
sentirsi
Non è stata una sessione, ricordalo.
È stato un inizio?
Non me lo domando, lo sento.
In mezzo alla gente ho visto i tuoi occhi abbassarsi incrociando i miei, già allora ti volevo.
Poteva essere il luogo, ma non era ancora il tempo.
Ho fatto il primo passo e ne sono contenta, tu hai fatto i chilometri e sei venuto da me.
Poche ore in una stanza soli, nessuna aspettativa?
Da parte mia solo una: sentirti.
Volevo che ti mostrassi com’eri ,
Ho voluto che a parlare fosse il tuo respiro.
Le domande te le ho lasciate sulla pelle
Ogni striscia rossa un’affermazione,
Ogni morso un discorso che non si deve più fare.
Sono molto fisica, carnale. Lo so.
Per questo ho voluto la mia pelle contro la tua, morbida, calda sul tuo petto.
Per questo ho voluto la sottile linea delle tue labbra, da assaggiare, da leccare.
Sono così, ma non solo. Lo sai.
Un breve incontro che lascia tanto …
È stato un inizio?
Non me lo domando, lo sento.
In mezzo alla gente ho visto i tuoi occhi abbassarsi incrociando i miei, già allora ti volevo.
Poteva essere il luogo, ma non era ancora il tempo.
Ho fatto il primo passo e ne sono contenta, tu hai fatto i chilometri e sei venuto da me.
Poche ore in una stanza soli, nessuna aspettativa?
Da parte mia solo una: sentirti.
Volevo che ti mostrassi com’eri ,
Ho voluto che a parlare fosse il tuo respiro.
Le domande te le ho lasciate sulla pelle
Ogni striscia rossa un’affermazione,
Ogni morso un discorso che non si deve più fare.
Sono molto fisica, carnale. Lo so.
Per questo ho voluto la mia pelle contro la tua, morbida, calda sul tuo petto.
Per questo ho voluto la sottile linea delle tue labbra, da assaggiare, da leccare.
Sono così, ma non solo. Lo sai.
Un breve incontro che lascia tanto …
venerdì 31 agosto 2007
HO BISOGNO
per quanto,
per quanto sarà possibile?
sarà possibile?
ne sarò in grado?
la bestia è forte, la bestia ha fame, come sempre...
accoccolata nel profondo nn temeva la catena, tanto lunga è sempre stata da dargli possibilità di movimento, tanto è sempre stato il terreno su cui muoversi, correre, scavare e sotterrare le ossa degli ultimi agguati.
una bestia dalla lunga catena, dalla gabbia aperta è sempre stata.
adesso?
adesso cosa devo fare?
la sento muoversi dentro,
sopra e sotto la pelle intorno al cuore a cercare di brandire,
alla ricerca del forte senso,
voglia di urla,
voglia di corsa veloce,
voglia di rabbia da esplodere,
mi riempie la testa con le sue grida,
mi indurisce il cuore e a volte la bestia mi rende cattiva.
voglia di ferire , deludere, mentire, fare il male che conosco bene, attendere e attaccare...
dolce dolcissima attesa prima di sfogare la rabbia, una rogna che sale e mi indurisce il volto,
mi fa serrare i denti e il desiderio di prendere a pugni ogni cosa, sentire il duro di una porta sotto le nocche , sentire e rinchiudere il dolore in fiale da mettere via,
quanto nn riesco a sfogare questa rabbia,
quanto mi rinchiudo in una tristezza senza nome e i miei occhi sono lontani,
le mie parole gocce amare che ti verso in discorsi che vorrei portere allo stremo,
ogni più piccolo evento può farmi scoppiare e nn voglio farti capire quanto è il bisogno di lasciare lunga la catena della bestia, quanto questa mia bellissima creatura ha bisogno di dolore altrui per stare quieta, nn sono calma, mi preoccupo di me e delle reazioni che posso avere, che potrò avere... azioni e reazioni esagerate, urlo e ringhio mi conosco.
ma tu no, nn sai come sono e ho paura che tu lo veda veramente, nn voglio che facili parole rovinino tutto,
eppure vorrei...
vorrei... sfogare una rabbia che nn capisci, che è in me ed è Me ogni giorno della mia vita, una tachicardia emozionale data dal voler far male, voglia di nero intorno, voglia di aggressività...
ho bisogno di chi sa contenere la bestia, di chi con la propria pelle sa sfamarla senza mai consumarsi, senza perdere la propria lucidità, ho bisogno di chi sa darmi sangue senza morirne, amando il dolore che sa donargli la mia Fiera, ho bisogno di chi sa reggere parole troppo pesanti da far affondare una mente normale.
e poi ho bisogno di te, di questo caldo amore che mi scioglie come nn ho mai fatto, che mi accudisce e scalda, paritario desiderio d'essere amati.
tu che mi hai voluta pur conoscendo la bestia, pensavi di saperla addomesticare?
credevi che bastasse amore per accorciargli la catena ?
per quanto sarà possibile?
sarà possibile?
ne sarò in grado?
la bestia è forte, la bestia ha fame, come sempre...
accoccolata nel profondo nn temeva la catena, tanto lunga è sempre stata da dargli possibilità di movimento, tanto è sempre stato il terreno su cui muoversi, correre, scavare e sotterrare le ossa degli ultimi agguati.
una bestia dalla lunga catena, dalla gabbia aperta è sempre stata.
adesso?
adesso cosa devo fare?
la sento muoversi dentro,
sopra e sotto la pelle intorno al cuore a cercare di brandire,
alla ricerca del forte senso,
voglia di urla,
voglia di corsa veloce,
voglia di rabbia da esplodere,
mi riempie la testa con le sue grida,
mi indurisce il cuore e a volte la bestia mi rende cattiva.
voglia di ferire , deludere, mentire, fare il male che conosco bene, attendere e attaccare...
dolce dolcissima attesa prima di sfogare la rabbia, una rogna che sale e mi indurisce il volto,
mi fa serrare i denti e il desiderio di prendere a pugni ogni cosa, sentire il duro di una porta sotto le nocche , sentire e rinchiudere il dolore in fiale da mettere via,
quanto nn riesco a sfogare questa rabbia,
quanto mi rinchiudo in una tristezza senza nome e i miei occhi sono lontani,
le mie parole gocce amare che ti verso in discorsi che vorrei portere allo stremo,
ogni più piccolo evento può farmi scoppiare e nn voglio farti capire quanto è il bisogno di lasciare lunga la catena della bestia, quanto questa mia bellissima creatura ha bisogno di dolore altrui per stare quieta, nn sono calma, mi preoccupo di me e delle reazioni che posso avere, che potrò avere... azioni e reazioni esagerate, urlo e ringhio mi conosco.
ma tu no, nn sai come sono e ho paura che tu lo veda veramente, nn voglio che facili parole rovinino tutto,
eppure vorrei...
vorrei... sfogare una rabbia che nn capisci, che è in me ed è Me ogni giorno della mia vita, una tachicardia emozionale data dal voler far male, voglia di nero intorno, voglia di aggressività...
ho bisogno di chi sa contenere la bestia, di chi con la propria pelle sa sfamarla senza mai consumarsi, senza perdere la propria lucidità, ho bisogno di chi sa darmi sangue senza morirne, amando il dolore che sa donargli la mia Fiera, ho bisogno di chi sa reggere parole troppo pesanti da far affondare una mente normale.
e poi ho bisogno di te, di questo caldo amore che mi scioglie come nn ho mai fatto, che mi accudisce e scalda, paritario desiderio d'essere amati.
tu che mi hai voluta pur conoscendo la bestia, pensavi di saperla addomesticare?
credevi che bastasse amore per accorciargli la catena ?
lunedì 23 luglio 2007
c'era una volta

c'era una volta...
quante volte avrei voluto vivere in una favola,
trama stabilita, protagonisti e antagonisti ben delineati nelle loro parti,
la vita di nessuno è una favola.
c'era una volta una famiglia che viveva in una casa al limitare del bosco,
sembrava una famiglia felice, una madre gioiosa sempre pronta a inventare nuovi giochi per i propri bambini.
una femmina e un bimbo più piccolo.
la madre portava sempre con i sè i figli quando andava a passeggiare nel bosco, prima insieme poi mandava solo la grande.
quando questa tornava dalle ore di svago la madre premurosa voleva sapere tutto delle nuove esperienze vissute nel bosco, nn importava se la piccola avesse raccolto fiori o ascoltato il canto degli uccelli, per la madre era importante e vitale ogni sensazione ed esperienza nuova.
essendo infatti costretta a rimanere ritirata in casa a causa di una malattia del figlio viveva attraverso la figlia i colori e i nuovi odori che la stagione portava nel bosco.
la bambina cresceva sola e responsabile, girava oramai tranquilla nel bosco.
ma il sole filtrando tra le fronde degli alberi alti illuminava nuovi luoghi e gli animali del bosco si risvegliavano attratti dall'aria frizzante e dal calore di quel sole nascente.
anche la bambina si ritrovava alla fine di quell'inverno diversa, il suo corpo stava maturando come una pianta aveva rami nuovi dal fusto ancora verde, piccole gemme facevano prevedere splendidi fiori.
era delicata quella bambina, l'inverno era stato duro chiusa nella casa al limitare del bosco.
un giorno mentre la ragazzina stava girando per dei prati vicino alla casa conobbe un giovane lupo.
l'animale si presentò gentile alla ragazza e per diversi giorni giocò con lei nei prati, ogni volta che tornava a casa la giovane raccontava alla madre i nuovi giochi e luoghi visti con il lupo.
la madre ascoltava attenta di questo nuovo amico, tanto che disse alla ragazza di portare a quel punto il lupo a casa così da conoscerlo.
il lupo era ben contento di entrare in casa della giovane, lì infatti trovò un calore mai conosciuto.
quando la madre conobbe il lupo ci fu subito intesa, la donna sembrava pervasa di nuova linfa a lungo si era dimenticata di quanto fosse ancora giovane e per quanto avesse vissuto attraverso i giochi della figlia.
ma ora il gioco era lì, biecamente desiderato, ingenuamente offerto dalla giovinezza e facile preda per chi ammalia con la maturità.
il lupo nn capiva, forse invece faceva apposta nn è dato saperlo ma rimane il fatto che sempre maggiori erano i momento solitari con la donna e forte era la voglia per lei.
da una parte una donna vera capace di saziare la sua giovane viilità mentre dall'altra solo parole ardite...
la madre aveva paura che la figlia capisse, aveva paura che questa potesse crescere senza lei senza i suoi consigli e premure, ora la madre aveva timore a mandare la figlia nel bosco e per questo sempre maggiori erano le intromissioni nella vita della figlia.
la ragazza aveva gli occhi addosso della madre e il territorio delimitato dal confine creato per lei dal lupo.
ogni tanto eludendo la guardia della madre i due riuscivano ancora a fare passeggiate nel bosco, tranquilli a parlare di quando quel bosco non avrebbe più avuto segreti per loro.
la madre oramai nn riusciva più a nascondere i timori e le voglie che aveva verso il lupo e così una sera gli parlo chiaramente. non importava quello che voleva lui era già stato deciso, non importava quello che voleva la ragazza, l'unico risultato che lei voleva ottenere era fare la cosa giusta ristabilire i confini e le parti di ognuno senza più confusioni, voglie.
per questo decise di concedere la dote più grande della figlia al giovane lupo, attraverso il suo sangue avrebbe delimitato il confine e cosciente di quello che sarebbe accaduto si sentiva tranquilla per il futuro della figlia, nn si sarebbe più dovuta preoccupare delle uscite nel bosco.
perché lei nn voleva che la figlia se ne andasse da sola con i suoi segreti, la madre voleva quei segreti quella intimità d'amica.
così diede il proprio letto al lupo e ritiratasi da parte mentre tratteneva il figlio, che ancora voleva giocare con la sorella, mandò la giovane da lui, con un sorriso l'accompagnò e chiuse le doppie porte che li separavano.
i due si amarono complici e ritrovati come se i loro corpi si fossero da sempre cercati...
e vissero felici e contenti.
questa è la favola
la stanza era buia lui l'aspettava seduto sul letto, anche lei si sedette gambe incrociate ad aspettare la spiegazione per questa stranezza.
lui parlò, forse, i ricordi sono confusi, spostata di peso, solo ora si accorge della sua forza, solo ora gli legge negli occhi e prova a parlare cosa dice non lo sa e la paura per ciò che vede gli fa serrare i sui d'occhi, non vuole vedere. diventa inerme, corpo morto. mezza spogliata non sa come ha le gambe aperte non un tocco nessun suono e poi il fondo. ad ora solo il ricordo di un corpo dolente tornato da un tempo dilatato e solo allo stancarsi di lui potersi sedere le gambe al petto e le ginocchia sotto il mento a bagnarsi di lacrime, la netta sensazione di vedersi da fuori, di cogliere il tremore delle spalle lui che si avvicina e ti fa una carezza e il riuscire solo a dire -ancora no.basta-
questa è la vita.
sembrava una famiglia felice, una madre gioiosa sempre pronta a inventare nuovi giochi per i propri bambini.
una femmina e un bimbo più piccolo.
la madre portava sempre con i sè i figli quando andava a passeggiare nel bosco, prima insieme poi mandava solo la grande.
quando questa tornava dalle ore di svago la madre premurosa voleva sapere tutto delle nuove esperienze vissute nel bosco, nn importava se la piccola avesse raccolto fiori o ascoltato il canto degli uccelli, per la madre era importante e vitale ogni sensazione ed esperienza nuova.
essendo infatti costretta a rimanere ritirata in casa a causa di una malattia del figlio viveva attraverso la figlia i colori e i nuovi odori che la stagione portava nel bosco.
la bambina cresceva sola e responsabile, girava oramai tranquilla nel bosco.
ma il sole filtrando tra le fronde degli alberi alti illuminava nuovi luoghi e gli animali del bosco si risvegliavano attratti dall'aria frizzante e dal calore di quel sole nascente.
anche la bambina si ritrovava alla fine di quell'inverno diversa, il suo corpo stava maturando come una pianta aveva rami nuovi dal fusto ancora verde, piccole gemme facevano prevedere splendidi fiori.
era delicata quella bambina, l'inverno era stato duro chiusa nella casa al limitare del bosco.
un giorno mentre la ragazzina stava girando per dei prati vicino alla casa conobbe un giovane lupo.
l'animale si presentò gentile alla ragazza e per diversi giorni giocò con lei nei prati, ogni volta che tornava a casa la giovane raccontava alla madre i nuovi giochi e luoghi visti con il lupo.
la madre ascoltava attenta di questo nuovo amico, tanto che disse alla ragazza di portare a quel punto il lupo a casa così da conoscerlo.
il lupo era ben contento di entrare in casa della giovane, lì infatti trovò un calore mai conosciuto.
quando la madre conobbe il lupo ci fu subito intesa, la donna sembrava pervasa di nuova linfa a lungo si era dimenticata di quanto fosse ancora giovane e per quanto avesse vissuto attraverso i giochi della figlia.
ma ora il gioco era lì, biecamente desiderato, ingenuamente offerto dalla giovinezza e facile preda per chi ammalia con la maturità.
il lupo nn capiva, forse invece faceva apposta nn è dato saperlo ma rimane il fatto che sempre maggiori erano i momento solitari con la donna e forte era la voglia per lei.
da una parte una donna vera capace di saziare la sua giovane viilità mentre dall'altra solo parole ardite...
la madre aveva paura che la figlia capisse, aveva paura che questa potesse crescere senza lei senza i suoi consigli e premure, ora la madre aveva timore a mandare la figlia nel bosco e per questo sempre maggiori erano le intromissioni nella vita della figlia.
la ragazza aveva gli occhi addosso della madre e il territorio delimitato dal confine creato per lei dal lupo.
ogni tanto eludendo la guardia della madre i due riuscivano ancora a fare passeggiate nel bosco, tranquilli a parlare di quando quel bosco non avrebbe più avuto segreti per loro.
la madre oramai nn riusciva più a nascondere i timori e le voglie che aveva verso il lupo e così una sera gli parlo chiaramente. non importava quello che voleva lui era già stato deciso, non importava quello che voleva la ragazza, l'unico risultato che lei voleva ottenere era fare la cosa giusta ristabilire i confini e le parti di ognuno senza più confusioni, voglie.
per questo decise di concedere la dote più grande della figlia al giovane lupo, attraverso il suo sangue avrebbe delimitato il confine e cosciente di quello che sarebbe accaduto si sentiva tranquilla per il futuro della figlia, nn si sarebbe più dovuta preoccupare delle uscite nel bosco.
perché lei nn voleva che la figlia se ne andasse da sola con i suoi segreti, la madre voleva quei segreti quella intimità d'amica.
così diede il proprio letto al lupo e ritiratasi da parte mentre tratteneva il figlio, che ancora voleva giocare con la sorella, mandò la giovane da lui, con un sorriso l'accompagnò e chiuse le doppie porte che li separavano.
i due si amarono complici e ritrovati come se i loro corpi si fossero da sempre cercati...
e vissero felici e contenti.
questa è la favola
la stanza era buia lui l'aspettava seduto sul letto, anche lei si sedette gambe incrociate ad aspettare la spiegazione per questa stranezza.
lui parlò, forse, i ricordi sono confusi, spostata di peso, solo ora si accorge della sua forza, solo ora gli legge negli occhi e prova a parlare cosa dice non lo sa e la paura per ciò che vede gli fa serrare i sui d'occhi, non vuole vedere. diventa inerme, corpo morto. mezza spogliata non sa come ha le gambe aperte non un tocco nessun suono e poi il fondo. ad ora solo il ricordo di un corpo dolente tornato da un tempo dilatato e solo allo stancarsi di lui potersi sedere le gambe al petto e le ginocchia sotto il mento a bagnarsi di lacrime, la netta sensazione di vedersi da fuori, di cogliere il tremore delle spalle lui che si avvicina e ti fa una carezza e il riuscire solo a dire -ancora no.basta-
questa è la vita.
giovedì 7 giugno 2007
NON PIù
Non è stata una scelta comune.
Rendersi conto che i tuoi ragionamenti erano corretti non vuol dire essere d'accordo.
Accettare una decisione che la logica impone non vuol dire condividerla.
Sentire la tua voce in un ansiosa richiesta del mio star bene mi fa pensare.
Supporre che hai bisogno che io stia bene e il perchè è davvero scontato.
In questi giorni mischio rabbia, razionalità, desiderio, voglia crescente di sferzare, mordere, circondare la preda e godere.
Ma... non sarà più attraverso te , non sarai più tu in ginocchio davanti a me.
Non mi lascerò incupire dal tuo ricordo, non permetterò alle mie mani di rattristarsi accarezzando il tuo collare.
Hai pensato al tuo collare, riposto in una scatola nel fondo di un armadio, non lo voglio sotto agli occhi.
è stato costruito per te e a te tornerà, di cosa ne farai non è affar mio.
Rendersi conto che i tuoi ragionamenti erano corretti non vuol dire essere d'accordo.
Accettare una decisione che la logica impone non vuol dire condividerla.
Sentire la tua voce in un ansiosa richiesta del mio star bene mi fa pensare.
Supporre che hai bisogno che io stia bene e il perchè è davvero scontato.
In questi giorni mischio rabbia, razionalità, desiderio, voglia crescente di sferzare, mordere, circondare la preda e godere.
Ma... non sarà più attraverso te , non sarai più tu in ginocchio davanti a me.
Non mi lascerò incupire dal tuo ricordo, non permetterò alle mie mani di rattristarsi accarezzando il tuo collare.
Hai pensato al tuo collare, riposto in una scatola nel fondo di un armadio, non lo voglio sotto agli occhi.
è stato costruito per te e a te tornerà, di cosa ne farai non è affar mio.
NON PIù.
mercoledì 6 giugno 2007
colpire
accarezzo le lunghe strisce di pelle nera,
impugno e sferzo nel vuoto.
una triste rabbia mi acceca...
colpisco.
ancora con sempre più forza,
colpisco come realmente non avrei mai il coraggio di fare.
anche se... adesso... forse... lo farei.
impugno e sferzo nel vuoto.
una triste rabbia mi acceca...
colpisco.
ancora con sempre più forza,
colpisco come realmente non avrei mai il coraggio di fare.
anche se... adesso... forse... lo farei.
domenica 22 aprile 2007
I TUOI OCCHI

I tuoi occhi,
fonte da cui attingo desideri nascosti,
nei quali riconosco l’amore…
il tuo, il mio…
un noi libero.
fonte da cui attingo desideri nascosti,
nei quali riconosco l’amore…
il tuo, il mio…
un noi libero.
Scrivo finalmente, con fatica… per te.
Mentre dormi ti guardo e anche nel sogno ti vorrei proteggere.
Il mio è un desiderio, accudirti durante il tuo viaggio, farne parte profondamente della tua vita.
Mentre dormi ti guardo e anche nel sogno ti vorrei proteggere.
Il mio è un desiderio, accudirti durante il tuo viaggio, farne parte profondamente della tua vita.
Mentre guardo quegli occhi da gatto che si allungano, mentre si spingono verso il basso mi rendo sempre di più conto quanto amo il tuo essere, la sottomissione scelta verso di me è un dono.
Due cime della stessa corda, un legame difficile da sciogliere, non impossibile però.
E io lo temo quel possibile bastardo momento, causato dal tempo.
sabato 3 febbraio 2007
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